Garanzia 1 o 2 anni? Legale o Commerciale?

infutura
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La garanzia offerta dai produttori non è sempre di due anni. Cerchiamo di capire meglio la normativa europea.

 

Premessa

Quando acquistiamo un computer o un televisore ultimo modello, di norma pensiamo di poter godere di una garanzia di due anni e quindi di avere due anni di tranquillità – ferma restando la scocciatura di non poter usare il nostro amato acquisto per il periodo di tempo, più o meno lungo, necessario per l’eventuale riparazione.

La realtà, però, è diversa. Alcuni produttori concedono due anni di garanzia, ma quasi tutti solo uno.

Alcuni obiettano che tali pratiche non sarebbero corrette, perché la legge impone una garanzia biennale quando l’acquisto è effettuato da un consumatore. Le cose stanno proprio così? Probabilmente molti dubbi nascono dalla confusione fra la garanzia convenzionale o commerciale e la garanzia legale, oltre che dalla applicabilità delle norme del codice civile e del Codice del consumo. Facciamo chiarezza!

Non dobbiamo confondere la garanzia convenzionale o commerciale (solitamente 1 anno) con quella legale di 2 anni; la prima garantisce all’acquirente che non si presenteranno vizi nella cosa venduta durante tutto il periodo prescelto, la seconda che la cosa venduta non ha, sin dall’origine, dei difetti di conformità. In parole povere, la garanzia commerciale (solitamente 1 anno) copre i guasti che saltano fuori durante l’uso; la garanzia legale (sempre 2 anni) copre i difetti preesistenti fin dal primo giorno.

 

 

La garanzia convenzionale o commerciale

 

La garanzia detta convenzionale o commerciale viene solitamente offerta dal produttore del bene (negli esempi che abbiamo fatto, Apple e Sony), che s’impegna direttamente a riparare e/o sostituire il bene o suoi componenti entro un determinato periodo, purché i difetti non siano stati causati dalla condotta dell’acquirente (ad esempio perché ha fatto cadere la console oppure perché il telefono cellulare è caduto in acqua). Se il televisore di cui abbiamo detto cessa di funzionare o manifesta altre problematiche durante il periodo di validità della garanzia commerciale, allora il produttore provvederà, di norma, a ripararlo o sostituirlo. Anche un difetto sopravvenuto darà all’acquirente la possibilità di ottenere la riparazione o la sostituzione del bene acquistato (purché il guasto non sia stato una conseguenza di un uso scorretto da parte dell’acquirente stesso!).

 

Tale garanzia tutela il consumatore per il periodo di tempo definito proprio dall’azienda produttrice, che però non è obbligata a fornirla. In altri termini, è il produttore che sceglie se e a quali condizioni offrire una garanzia sui beni prodotti. Se non la offre, il consumatore non è certo privo di tutela, poiché può avvalersi della c.d. garanzia legale, esposta nel paragrafo successivo.

La garanzia legale e il difetto di conformità

Premesso che quando viene venduto un bene trova applicazione anche la disciplina del codice civile in tema di contratto di vendita, assume una fondamentale importanza, per i nostri scopi, la “celebre” garanzia biennale (spesso confusa con quella commerciale). Tale garanzia è quella oggi prevista dal Codice del consumo, che opera se il bene acquistato presenta un difetto di conformità.

Il difetto di conformità sussiste quando il bene non è conforme a quanto pattuito nel contratto di vendita. Tale difetto, però, deve sussistere “ab origine”: dunque, anche se il guasto si verifica successivamente, la causa del guasto non deve essere sopravvenuta. Come vedremo, provare che il difetto sia “insito” nel bene può essere però un compito molto arduo.

Il Codice del consumo prevede determinate presunzioni di conformità, per cui non vi è difetto di conformità:

  • se il bene è idoneo all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo;
  • se il bene è conforme alla descrizione fatta dal venditore e possiede le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;
  • se il bene presenta la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni, in particolare nella pubblicità o sull’etichettatura;
  • se il bene è altresì idoneo all’uso particolare voluto dal consumatore, da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto, e che il venditore abbia accettato anche per fatti concludenti:
  • se, al momento della conclusione del contratto, il consumatore era a conoscenza del difetto e non poteva ignorarlo con l’ordinaria diligenza o se il difetto di conformità deriva da istruzioni o materiali forniti dal consumatore.

Bisogna precisare che il venditore non è vincolato dalle dichiarazioni pubbliche summenzionate, quando, in via anche alternativa, dimostra che:

  • non era a conoscenza della dichiarazione e non poteva conoscerla con l’ordinaria diligenza;
  • la dichiarazione è stata adeguatamente corretta entro il momento della conclusione del contratto in modo da essere conoscibile al consumatore;
  • la decisione di acquistare il bene di consumo non è stata influenzata dalla dichiarazione.

Per concludere sul punto, il difetto di conformità che deriva dall’imperfetta installazione del bene di consumo è equiparato al difetto di conformità del bene quando l’installazione è compresa nel contratto di vendita ed è stata effettuata dal venditore o sotto la sua responsabilità. Tale equiparazione si applica anche nel caso in cui il prodotto, concepito per essere installato dal consumatore, sia da questo installato in modo non corretto a causa di una carenza delle istruzioni di installazione.

Quando il bene presenta un difetto di conformità, il venditore (e non il produttore) è responsabile entro due anni dalla consegna del bene stesso. Se il bene venduto è usato, la durata della garanzia può essere limitata ad un solo anno.

Per usufruire della garanzia, il consumatore deve – a pena di decadenza – denunciare tale difetto entro due mesi dalla scoperta, a meno che il venditore abbia riconosciuto l’esistenza del difetto o lo abbia occultato.

Tradotto in pratica, il consumatore non può rivolgersi direttamente al produttore; deve fare unicamente riferimento al venditore del bene, che a sua volta potrà poi rifarsi sul produttore. Chiaramente il consumatore potrebbe trovarsi sfornito di tutela qualora il venditore dovesse cessare la propria attività.

L’applicazione pratica della normativa ha inoltre mostrato che potrebbe volerci una certa cautela quando si vuole far valere tale garanzia. Il Giudice di pace di Bari, ad esempio, ha affermato che la denuncia verbale al consumatore non basta, ma bisognerebbe effettuare una denuncia scritta, precisa e puntuale nella descrizione dei vizi (Giudice di pace Bari, 08 marzo 2006 e 16 maggio 2005).

E il software? Secondo la giurisprudenza, anch’esso è sottoposto alla disciplina a tutela del consumatore, con tutto ciò che ne consegue, inclusa la denuncia dei vizi entro due mesi dalla scoperta (Trib. Monza Sez. IV, 01/03/2005) e, aggiungo, anche l’inversione dell’onere della prova nei primi sei mesi.

La prova del difetto di conformità

Se il difetto di conformità si manifesta entro sei mesi, il consumatore è esonerato dall’obbligo di provarlo. Si verifica, quindi, l’inversione dell’onere della prova e il consumatore potrà fare causa al venditore, dimostrando unicamente che il proprio bene presenta un guasto e asserendo che lo stesso presenta un difetto di conformità; sarà il venditore, invece, a dover dimostrare o l’insussistenza del difetto oppure che il bene non presenta il difetto di conformità lamentato dal consumatore.

Al termine del sesto mese, però, le cose cambiano. Come ha ribadito anche di recente il Tribunale di Bari, riformando una sentenza del Giudice di Pace della stessa città, il consumatore deve provare sia il guasto del bene che  la sussistenza del difetto originario di conformità (anche tramite presunzioni), dal momento che il guasto potrebbe anche non dipendere dal presunto difetto di conformità (Trib. Bari 1 aprile 2009). Insomma, nessuno “sconto probatorio” per i consumatori dopo il sesto mese!

 

Come fornire la prova? Come abbiamo visto, il Tribunale di Bari afferma la possibilità di ricorrere a presunzioni; inoltre, secondo il Giudice di pace di Salerno, la prova del difetto di conformità può essere fornita mediante testimoni (Giudice di pace Salerno, 27 giugno 2006). Di certo, quando un bene è più o meno complesso (pensiamo a un prodotto tecnologico come un dvd recorder, a una scheda grafica o a un lettore MP3) provare che il guasto derivi da un difetto di conformità potrebbe richiedere una costosa consulenza tecnica qualora il giudice investito della causa non si “accontenti” di una testimonianza o di una presunzione!

In altri casi la prova può essere semplice; ad esempio, il dvd recorder Samsung SH-853, dotato di tuner per il digitale terrestre, non è in grado di effettuare la registrazione dei programmi tv con la “avanzatissima” funzione timer qualora sia connesso al televisore mediante cavo HDMI (la problematica è stata denunciata in vari forum e non è un caso di scuola!). In un simile caso, il difetto di conformità è più che palese e la prova potrebbe essere ottenuta anche senza ricorrere a una consulenza tecnica (il cui costo supererebbe il valore stesso del dvd recorder).

I rimedi

Ammettiamo che un difetto di conformità effettivamente sussista: che cosa può ottenere un consumatore?

Il consumatore può chiedere, a sua scelta, al venditore di riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, a meno che la riparazione o la sostituzione non siano oggettivamente impossibili oppure qualora l’una sia eccessivamente onerosa rispetto all’altra.

È importante sottolineare che la riparazione o la sostituzione dovrebbero avvenire in un termine “congruo” dalla richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore, tenendo conto della natura del bene e dello scopo per il quale il consumatore lo ha acquistato.

In diversi casi, e in particolare se la riparazione o la sostituzione non sono possibili oppure sono eccessivamente onerose, il consumatore può chiedere – a sua scelta – una congrua riduzione del prezzo oppure la risoluzione del contratto. Chiaramente, nella quantificazione della riduzione del prezzo bisognerà tener conto dell’uso del bene; inoltre, se il difetto non è rilevante (ossia è di lieve entità), il consumatore non può ottenere la risoluzione del contratto.

 

 

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